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giovedì 2 maggio 2013

Si scioglie Rivoluzione Civile e nasce Azione Civile

Su Skype, dalle ultime versioni, c’è un bellissimo emoticon, quello del cespuglio rotolante, tumbleweed in inglese, che ben potrebbe riassumere la vicenda della fine di Rivoluzione Civile. Si può fare anche coi caratteri normali, viene fuori così: ___@_______

E’ una sensazione di desolazione, quella che lascia addosso la fine di Rivoluzione Civile, una formazione che solo fino alla vigilia delle elezioni si proponeva come quinto polo, calamita per la frammentatissima sinistra che già dalla scorsa legislatura era rimasta fuori dal Parlamento.

Poi sono arrivate le elezioni e il deludente 2,2%, molto al di sotto della soglia di sbarramento e ancora una volta le porte di Camera e Senato sono rimaste sbarrate.

Oggi esce un comunicato congiunto dei leader (quanto è relativo il significato di leader!) che sancisce lo scioglimento del progetto. Ognuno per la sua strada, anzi ognuno per il suo vicolo, perché i numeri sono quelli di piccoli sentieri che si perdono nelle lande della politica.

sabato 20 aprile 2013

Presidente della Repubblica, Napolitano: Monti sarebbe contrario alla rielezione

11.30: Andrea Sarubbi aggiorna con un doppio Tweet sulla situazione delle voci che circolano in maniera insistente a proposito del Napolitano-bis. Ci sarebbero svariate conferme. Ma Mario Monti non sarebbe d’accordo.


martedì 16 aprile 2013

Vecchia e ignorante, ecco la classe dirigente italiana

Statica, vecchia, autoreferenziale, composta principalmente da uomini. È questo il leit motiv che emerge ogni volta che si osservano le principali caratteristiche della nostra classe dirigente. In Italia, a guidare imprese pubbliche e private, banche, sindacati e istituzioni politiche sono soprattutto gli over 50 di sesso maschile. Per non parlare poi dell’università, tenace roccaforte dell’italica gerontocrazia, dove il ricambio generazionale è pressoché impensabile.

Più che altrove, nel nostro paese si arriva tardi a ricoprire ruoli chiave nell’economia, nella politica, nell’istruzione, sia rispetto alle medie europee e statunitensi, sia in confronto alle aree cosiddette emergenti, come India e Cina. La classe dirigente nostrana ha una età media di 59 anni, la più alta fra i paesi dell’Unione Europea. E il sistema di selezione rischia il collasso, soprattutto per i tagli inflitti nel nostro paese all’istruzione superiore in questi ultimi anni, che hanno amplificato le differenze con le università europee.

Un discorso a parte riguarda il rapporto fra classi dirigenti nelle articolazioni di governo centrale, regionale e locale e decisionalità politica, cioè la loro capacità di misurarsi con la sfida posta dal global change. Staticità, scarsa propensione al rischio, corruzione degli apparati sembrano infatti essere fenomeni non riconducibili esclusivamente all’anzianità, alle disparità di genere o alla mancanza di una formazione specifica.

Perché al confronto con altre realtà europee non abbiamo una classe dirigente adeguata? Perché, in una fase di imponente crisi economica, il merito e le competenze, che dovrebbero essere il criterio principe che presiede alla formazione della classe dirigente, sono relegati al ruolo di fattori marginali? Se adottiamo una definizione di classe dirigente circoscritta a organi di governo, dirigenti della pubblica amministrazione, imprenditori, direttori di grandi aziende private, riscontriamo che nel nostro paese chi detiene posizioni di potere sia in ambito economico sia politico viene selezionato principalmente in base ai tre criteri di anzianità, istruzione e genere, che privilegiano smisuratamente credenziali formative cristallizzate da tempo, a scapito di una valutazione credibile delle capacità individuali.

Sono meccanismi di selezione che premiano l’esistenza di relazioni interpersonali piuttosto che il riconoscimento oggettivo dei meriti individuali. Il collaudato istituto della «raccomandazione», in altre parole. Ma se nel contesto estero esso assume la veste di conferma di segnali oggettivi, in Italia si trasforma in un marchio di appartenenza a una rete relazionale autoreferenziale, cui appartiene sia il raccomandante sia il raccomandato.

In questo sistema, la risorsa più importante consiste nell’appartenenza a una cordata relazionale, sia essa una dinastia, una organizzazione o un partito. La mancanza di specifici centri di formazione, insieme al venir meno del ruolo formativo storicamente svolto dai partiti di massa, ha contribuito al declino della classe dirigente italiana, sempre più focalizzata su istanze particolaristiche, e sempre meno rivolta al perseguimento dell’interesse generale e alla visione complessiva del benessere della società.

Già, il benessere della società, cioè il principale punto di riferimento quando si analizzano i criteri di formazione e selezione delle classi dirigenti. Un elemento cruciale per favorire processi di crescita economica è che la selezione delle élite ne garantisca infatti l’elevata qualità. Ma a questo modello di selezione delle classi dirigenti fa riscontro un sistema formativo superiore che da noi non ha caratteristiche selettive, e non è quindi in grado di segnalare le capacità individuali. L’Italia si caratterizza infatti per l’assenza di serbatoi di formazione delle élites quali per esempio le grande école in Francia oppure i centri di formazione del gentleman inglese sul modello «Oxbridge» per il Regno Unito.

È noto che i processi di selezione delle classi dirigenti delle società contemporanee sono molto diversificati: esistono sistemi di cooptazione, di elezione, di concorso pubblico, per merito, per competenza. A livello europeo, le classi dirigenti hanno dunque forme di costruzione, affermazione e selezione tra loro diversissime. E la loro molteplicità assicura anche che si operi un positivo controllo reciproco.

Ma – questo è un dato incontrovertibile – in Italia, la selezione della classe dirigente avviene principalmente attraverso meccanismi di cooptazione o relazionali piuttosto che tramite meccanismi di mercato basati sul merito. In altre parole, non è garantito un sistema in cui le persone capaci sono scelte e promosse in base ai risultati da loro conseguiti. È evidente che l’accesso alla classe dirigente non può definirsi solo sulla base delle caratteristiche innate dell’individuo, ma una maggiore mobilità sociale e criteri di selezione più oggettivi costituirebbero sicuramente una marcia in più nel momento economicamente più difficile per l’Italia dal dopoguerra.

Un’altra caratteristica delle classi dirigenti domestiche è il basso livello di istruzione in confronto con gli altri paesi: in Italia solo il 31% delle élite è laureato, contro il 51% degli inglesi, il 58% dei francesi e il 65% dei tedeschi. Questo può in parte essere collegato al più basso livello di scolarizzazione degli italiani, specialmente in riferimento alle generazioni più anziane. Ma sicuramente è anche dovuto alla minor richiesta di credenziali educative per l’accesso a molte professioni, incluse quelle apicali.

In tre Paesi comparabili al nostro (Regno Unito, Francia e Germania) le leadership sono selezionate in base a criteri intellettuali. Nel Regno Unito le università, in quanto enti privati autogovernati, hanno libertà di ammissione, mentre per quelle più prestigiose come Oxford e Cambridge i requisiti di ammissione sono più elevati. Esiste poi un’agenzia nazionale per la valutazione della qualità delle istituzioni formative, la « Quality Assurance Agency for higher education», che rende pubblico un giudizio di affidabilità o meno della formazione impartita.

In Francia, a differenza del Regno Unito, non esiste un sistema di valutazione esterna delle istituzioni universitarie, le quali sono tuttavia incoraggiate a sviluppare procedure di autovalutazione interna. Solo gli studenti che provengono dal lycée général o dal lycée technologique hanno accesso al sistema universitario, distinto in université e grande école. Un aspetto particolarmente significativo: gli studenti ammessi a queste istituzioni d’élite sono classificati già durante la loro formazione come funzionari pubblici in addestramento. Entrambi i percorsi presentano elevati requisiti di ammissione, nel caso delle grande école esistono anche corsi di 2-3 anni per la preparazione agli esami di ammissione.

In Germania, la ricerca scientifica è considerata un investimento sul futuro: tra risorse private e pubbliche, al settore sono destinati fondi pari al 2,5% del Prodotto nazionale lordo. In Italia si attestano attorno a un misero uno per cento, contro una media europea dell’1,8%. Particolarmente in evidenza il dato relativo alle specializzazioni post-laurea, le cosiddette «Promotionen», equivalenti ai nostri dottorati di ricerca, in crescita nonostante lo scandalo che nel 2011 ha segnato la carriera politica del ministro della difesa CSU Karl-Theodor zu Guttenberg. Ogni anno in Germania circa 25.000 studenti discutono con successo la loro «Dissertation», la tesi di dottorato che segna l’ingresso ufficiale nel mondo della ricerca o delle professioni apicali. Un dato che equivale a un terzo del totale degli studenti iscritti e colloca il paese ai primi posti a livello mondiale.

In Italia, come è noto, l’ammissione all’università non è selettiva. Il sistema formativo italiano garantisce una maggiore libertà di scelta a livello di indirizzo secondario e l’ammissione all’università è condizionata esclusivamente all’avere conseguito un diploma di maturità quinquennale. Nel panorama dell’università italiana spiccano tuttavia centri di formazione di «eccellenza» come la Scuola normale superiore di Pisa, che prevede una rigida selezione iniziale tramite concorso degli studenti ammessi a ciascuna delle due classi di studio, la classe di Scienze e quella di Lettere e filosofia. Ma in linea più generale siamo ancora lontani dagli standard europei per quanto riguarda parametri più incisivi, come il numero di ricercatori sulla popolazione lavorativa, il numero di pubblicazioni scientifiche per ricercatore, il numero di brevetti registrati, il numero di nuove imprese di successo nei settori high-tech, le famose start-up.

È evidente che la formazione del capitale umano di qualità implica l’esistenza di una scuola pubblica di straordinaria qualità. E qui ancora una volta a frenare sono le scarse risorse disponibili e l’elevata età dei professori universitari che hanno in media 63 anni, i più anziani del mondo industrializzato. Per sbloccare la rigidità dell’università italiana è quindi necessario innanzitutto ridurre il divario che separa l’Italia da altri paesi dell’Unione europea sotto il profilo degli «investimenti in conoscenza» in termini di spesa in ricerca e sviluppo sul Pil.

In altri termini, per produrre leader giovani e competenti e garantire un maggior ricambio all’interno della sua classe dirigente, l’Italia dovrebbe modificare il suo modello sociale, indirizzandolo verso quello di quei paesi europei dove la liberalizzazione delle dinamiche di mercato va di pari passo con una politica di più forti interventi statali mirati alle persone. Dovrebbe cioè investire maggiormente in ricerca, tecnologia e risorse umane, offrendo maggiori opportunità ai suoi giovani talenti. E soprattutto dovrebbe affermare il merito, anziché le appartenenze.

M5S,Berlusconi è salma riportata in vita

(ANSA) - ZOPPOLA (PORDENONE), 16 APR - ''Berlusconi e' una salma riportata in vita e Roma e' il cimitero della democrazia'', lo ha affermato Beppe Grillo in un comizio elettorale a Zoppola. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle ''la preoccupazione riguarda il fatto che ci sono ancora svariati milioni di persone che lo hanno votato, mentre lui li prende in giro''.

lunedì 15 aprile 2013

Matteo Renzi su Anna Finocchiaro: «Insulti incomprensibili

19.12: Matteo Renzi torna a farsi vivo sul web, per rispondere alle accuse che gli ha rivolto la Finocchiaro. Accuse giunte dopo le illazioni di Renzi e l’attacco alla stessa Finocchiaro.

Il sindaco di Firenzze non gradisce la dialettica in corso nel Pd. E attacca facendo notare l’insulso dibattito (lo pensano anche gli osservatori esterni, sia chiaro) mentre ci sarebbe altro di cui parlare:

«Sono ore convulse. Mentre il Paese vive una difficoltà economica evidente, aggravata dalla mancanza di speranza e di fiducia che lo stallo politico produce, il clima istituzionale appare teso. Mi spiace che in questi giorni molti usino insulti che mi suonano incomprensibili».

Renzi prosegue buttandola sul vittimismo:

«Al repertorio di ieri (”arrogante, qualunquista, indecente”) devo sommare oggi la sobria espressione “miserabile” che mi ha rivolto la senatrice Anna Finocchiaro. Sono miserabile perché ho detto che a mio giudizio la Finocchiaro non è un candidato all’altezza del Quirinale. Così come ero indecente agli occhi di Pierluigi Bersani per aver invitato la politica e i politici a fare presto. A non perdere più tempo».

Dopodiché il “rottamatore” si definisce amareggiato per questa lingua dell’insulto che viene utilizzata nei suoi confronti e promette di voler solo impegnarsi per il Partito Democratico.

Un Partito democratico che appare sempre più privo di un faro pronto a guidarlo sulla giusta rotta e che appare, a voler essere gentili, semplicemente a brandelli.

domenica 14 aprile 2013

Partito Democratico, Matteo Renzi contro Pierluigi Bersani: "Mi spiaceche cerchi solo l'insulto"

Al di fuori della campagna elettorale, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, Partito Democratico, non riescono proprio ad andare d’accordo. Il primo cittadino di Firenze ha avvertito, nuovamente, l’urgenza di rispondere al segretario del PD, accusandolo di non cercare il dialogo, preferendo, invece, l’insulto.

Matteo Renzi ha accusato Bersani anche di anteporre il suo destino personale a quello del paese. Queste sono state le sue dichiarazioni rilasciate al Tg5:

Mi spiace che Bersani cerchi l’insulto e l’accusa per di più tra persone dello stesso partito. Io ho soltanto detto insieme a tanti altri, persino la Cgil, che bisogna fare presto. Mi spiace che i destini personali di Bersani siano più importanti.

Bersani aveva accusato Renzi di aver assunto ultimamente un comportamento “arrogante” e “indecente”: questi sono gli insulti a cui il sindaco di Firenze ha fatto riferimento.

La frattura, che appare sempre più insanabile, è diventata più evidente con l’esclusione di Renzi dai grandi elettori per l’elezione del Presidente della Repubblica, avvenuta in modo non trasparente, a detta di Renzi. Riguardo il nuovo inquilino del Quirinale, Matteo Renzi ha bocciato le ipotesi di Franco Marini e Anna Finocchiaro con dichiarazioni che non mancheranno di provocare ulteriori polemiche interne al PD:

Il profilo che va bene è quello di nome che coinvolga la maggioranza più alta possibile. Marini è stato bocciato dagli elettori in Abruzzo, questi giochini non vanno. Finocchiaro la ricordiamo per la spesa all’Ikea con la scorta.

Matteo Renzi, infine, ha espresso il suo punto di vista riguardo lo spettro delle nuove elezioni. Silvio Berlusconi, durante il comizio a Bari, ha dichiarato che si candiderà premier. Matteo Renzi, quindi, non ha nascosto il desiderio di sfidarlo:

Ho sentito che si ricandida a premier, mi piacerebbe sfidarlo. Alcuni lo vogliono mandare in galera, ma io lo voglio più semplicemente mandare in pensione.

Berlusconi alza la voce. Bersani abbassa le orecchie. D'Alema verso ilcolle?

La domanda è una sola: è giusto o sbagliato dire: “Governo subito o elezioni”? La risposta, anche qui, è una sola: è giusto e saggio. Chi insiste sul refrain: “Governo subito o elezioni”? Non uno, ma principalmente due leader che rispondono ai nomi di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi.

Gira e rigira, qui siamo. E “governo subito” vuol dire o un esecutivo di minoranza caro a Pierluigi Bersani o il governissimo Pdl-Pd. Tertium non datur. In questa situazione il Cavaliere alza la voce e lancia programmi che sanno di ultimatum. Il leader del Pdl non ha problemi a spostare da una casella all’altra o a cancellare gli Alfano di turno, non solo perché il centrodestra senza Berlusconi è un pollo spennato ma soprattutto perché l’avversario – cioè il Pd - è debole, diviso e incerto, convinto che destra e Cav siano bolliti, che la sinistra sia maggioranza del Paese.

Bersani è stato ed è il primo a commettere l’errore fatale di considerare finito il Cavaliere e la destra italiana: è così che ha perso le elezioni date troppo in fretta per vinte ed è così che si sta cuocendo a fuoco lento in una gestione della crisi politica a dir poco confusionaria.

Berlusconi preme sull’acceleratore perché la crisi dell’Italia è devastante, perché Grillo gioca al tanto peggio tanto meglio, perché il Pd non ha né una linea definita unitariamente e né una leadership affermata e stabile, sempre nell’altalena dello scontro di vecchie e nuove correnti. Oggi, è addirittura D’Alema a dare le carte, in previsione di un congresso che potrebbe rivoluzionare linea politica e leadership.

Fatto sta che siamo nello stallo totale e, a questo punto, l’unica possibilità di uscita è la nomina di un presidente della Repubblica di spessore, non il primo che passa spinto dalla cosiddetta società civile.

Dice bene Peppino Caldarola: “Serve un presidente eletto a larga maggioranza dal parlamento. Non credo che il presidente possa essere un esponente della società civile. Quel ruolo richiede saggezza, competenza e professionalità, quindi servono donne e uomini di stato. La presidenza della Repubblica è oramai il luogo di snodo della politica italiana, al punto che penso che dovremmo convincerci ad adottare il sistema semi presidenzialista francese”. Un assist per “baffino” Massimo D’Alema?

sabato 13 aprile 2013

Nuovo Presidente della Repubblica, M5S: ecco i nomi dei candidati, daBonino a Grillo, da Prodi a Gabanelli Pubblicato il sabato 13 aprile2013 da Malaparte


12.08: i candidati del Movimento Cinque Stelle per la Presidenza della Repubblica sono espressione di una serie di idee quantomeno variegate. Si va dal mondo della giustizia alla politica tradizionale (c’è persino Romano Prodi), dal mondo dello spettacolo al leader unico e indiscusso del movimento: infatti, fra i magnifici dieci, come facilmente immaginabile, c’è Beppe Grillo.

Quanti hanno votato? Sul sito di Grillo non c’è scritto. Si dice solo che

«avevano diritto al voto 48.282 persone iscritte al M5S al 31 dicembre 2012 con documenti digitalizzati»

12.00: ecco i 10 nomi del M5S per il Quirinale:

- Emma Bonino
- Gian Carlo Caselli
- Dario Fo
- Milena Jola Gabanelli
- Giuseppe Piero Grillo, detto Beppe
- Ferdinando Imposimato
- Romano Prodi
- Stefano Rodotà
- Luigi Strada, detto Gino
- Gustavo Zagrebelsky
13 aprile 2013, 11.50: fra una decina di minuti, il Movimento Cinque Stelle conoscerà i dieci nomi emersi dal rifacimento delle Quirinarie. Verranno resi noti, naturalmente, sul sito di Beppe Grillo.

12 aprile 2013



23.00: si sono (di nuovo) chiuse le votazioni per le Quirinarie, dopo l’annullamento di oggi e dopo l’allarme lanciato da Beppe Grillo sul suo blog – il leader del M5S ha parlato di attacco hacker, tesi avvalorata, in qualche modo, da una dichiarazione (che sembra molto simile a una supercazzola) di Claudio Messora.

Anche questa sera, come ieri, non c’è ancora alcun segnale, sul blog di Grillo, dell’esito delle consultazioni e di eventuali risultati.


Annullate le Quirinarie



11.00: il Movimento Cinque Stelle ha annullato le Quirinarie per attacco informatico. Lo annuncia lo stesso Beppe Grillo, al grido di Rivotiamo, con un post sul blog.

«Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. In presenza dell’ente di certificazione è stata riscontrata una intrusione esterna durante il voto e siamo riusciti a determinare le modalità con cui è avvenuto l’attacco. Abbiamo deciso di annullare quindi le votazioni di ieri e ripeterle oggi con nuovi livelli di sicurezza. Ci scusiamo per questo inconveniente e chiediamo di ripetere le votazioni. Grazie per la vostra pazienza».

Sul blog è apparsa anche una nota dell’ente terzo che certificava il voto.

10.10: secondo Beatrice Borromeo ci sarebbe una ragione molto prosaica per il ritardo nello
scrutinio. Siccome Gustavo Zagrebelsky sarebbe stato scritto in molti modi diversi, occorrerebbe lo scrutinio umano.


La cosa è talmente ridicola da essere quantomeno verosimile.
10.00: c’è chi si chiede cosa stia succedendo e quanto ci voglia per sommare i voti di un voto elettronico. E così su twitter impazza l’hashtag #iovotoilmiopresidente. Con ironia, ovviamente



12 aprile 2013, ore 9.00: le votazioni online per scegliere i “magnifici 10″ del Movimento Cinque Stelle che potranno ambire non tanto al Quirinale quanto ad essere votati dal Movimento in sede di elezione del nuovo Presidente della Repubblica sono terminate.

Sul blog di Beppe Grillo, per il momento, non vi sono ancora informazioni su come siano andate queste “elezioni” (le virgolette sono obbligatorie, vista la natura dell’evento).

Si attende dunque di scoprire la decina di nomi.

Possibile che la politica ne tragga qualche insegnamento? Vedremo. Anche perché non è affatto detto che ci sia una lezione da imparare: la rete può essere meno realista del previto.

11 aprile 2013



10.00: ecco il post con cui Beppe Grillo annuncia l’inizio delle votazioni, senza rinunciare al consueto attacco che, come al solito, accomuna Silvio Berlusconi a Pier Luigi Bersani:

«Oggi, giovedì 11 aprile 2013, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012, che abbiano inviato i documenti digitalizzati, potranno proporre il loro candidato per la Presidenza della Repubblica fino alle ore 21. I primi dieci candidati saranno in seguito, il giorno lunedì 15 aprile, votati per scegliere il nome che sarà indicato dal gruppo parlamentare del M5S. Coloro che hanno il diritto di proporre il prossimo Presidente della Repubblica riceveranno una email con le istruzioni dopo le ore 10 di questa mattina.
La coppia Bed & Breakfast, Bersani e Berlusconi, decide nelle segrete stanze il Presidente dell’inciucio escludendo di fatto ogni partecipazione popolare mentre il M5S avvia una consultazione pubblica e democratica attraverso i suoi iscritti. Chi tra i due ha “un deficit di democrazia interna”?»

11 aprile 2013: mentre le speculazioni sui papabili al Quirinale, sui possibili Presidenti della Repubblica, assumono toni addirittura surreali (per esempi, Berlusconi spingerebbe per Bersani Presidente, secondo Repubblica), il Movimento Cinque Stelle si appresta a scegliere i suoi 10 nomi.

Tutto avverrà oggi, dalle 10 alle 21. Nulla da fare per eventuali troll dell’ultim’ora o vittime post-elezione del bandwagon effect (per dirla alla paesana: porte chiuse a chi vorrebbe salire sul carro del vincitore): il voto è riservato agli iscritti al movimento entro il 31 dicembre 2012.

10 aprile 2013

10 aprile 2013: fra poche ore, a partire dalle 10 dell’11 aprile 2013 gli elettori certificati del Movimento Cinque Stelle potranno scegliere il loro candidato Presidente della Repubblica, in vista delle elezioni per il Quirinale, che inizieranno fra una settimana, il 18 aprile.

E’ altamente probabile che dalla consultazione del M5S sul web esca un “papabile” candidato al Quirinale (ecco gli altri papabili, in virtù dei nomi che sono emersi in questi giorni) “dei sogni”. Un Gino Strada o un Dario Fo o una Milena Gabanelli, con ben poche probabilità di far convergere su di sé i voti di altre forze in parlamento.

Il che significa che a partire dalla quarta votazione, quando si elegge il Presidente a maggioranza semplice, qualcuno, nel M5S, potrebbe anche decidere di puntare su un candidato altro (anche se non ci sarà un ballottaggio, come accaduto per l’elezione di Pietro Grasso a Presidente del Senato

Quirinale: Le regole per le elezioni online del M5S



Ecco come si svilupperanno le eleziono online del Presidente della Repubblica del Movimento Cinque Stelle, che presenterà il nome di un candidato in Parlamento, dopo che si saranno tenute le votazioni sul web.

Chi può votare?

Possono votare tutti coloro che si sono iscritti al Movimento 5 Stelle entro il 31 dicembre 2012 e hanno inviato il proprio documento in forma digitale entro la data di pubblicazione del post sul blog di Grillo (ovvero, entro il 30 marzo 2013).

Quando si vota

- l’11 aprile dalle 10 alle 21 si voterà per individuare una rosa di 10 candidati selezionati;
- la seconda fase delle votazioni avverrà due giorni prima della prima votazione in aula per l’elezione del Presidente della Repubblicasempre dalle 10.00 alle 21.00.

Come si propongono i candidati?

Il singolo iscritto al M5S potrà accedere alla propria pagina personale con email e password.
Potrà proporre un solo candidato (che dovrà essere indicato con nome e cognome); la scelta non sarà modificabile.

Cosa accadrà in caso di down del servizio di voto?

Nel post Grillo fa riferimento a possibili attacchi hacker e scrive:

«Nel caso il servizio di voto non fosse raggiungibile (ad esempio per un attacco hacker) per più di un’ora il tempo di down verrà recuperato, se possibile, il giorno successivo».

Come verrà scelta la rosa dei 10 candidati?

Saranno, naturalmente, i 10 nomi più proposti, che verranno resi pubblici in ordine alfabetico per la votazione finale, previa verifica dei requisiti necessari per diventare Presidente della Repubblica (50 anni compiuti al 15 aprile 2013, o qcomunque alla data delle votazioni, cittadinanza italiana).

Chi sarà il candidato Presidente della Repubblica del M5S?

Il più votato fra i 10.

Chi vigilerà sul regolare svolgimento del voto?

Nel post si legge solamente:

«Il processo di voto sarà verificato da un ente esterno»




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23.00: si sono (di nuovo) chiuse le votazioni per le Quirinarie, dopo l’annullamento di oggi e dopo l’allarme lanciato da Beppe Grillo sul suo blog – il leader del M5S ha parlato di attacco hacker, tesi avvalorata, in qualche modo, da una dichiarazione (che sembra molto simile a una supercazzola) di Claudio Messora.

Anche questa sera, come ieri, non c’è ancora alcun segnale, sul blog di Grillo, dell’esito delle consultazioni e di eventuali risultati.

venerdì 12 aprile 2013

Cicciolina: "Niente sesso da due anni, ma mi masturbo"

Cicciolina: "Niente sesso da due anni, ma mi masturbo"

"Non so nemmeno con quanti uomini sono stata. Non li ho mai contati, credo saranno oltre duemila. Ma potrebbero essere molti di più. Non mi vergogno, per me era un lavoro. Ma non faccio sesso da due anni, pratico solo la masturbazione". Così Ilona Staller, detta Cicciolina, candidata alle comunali di Roma per il Partito la zanzara

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11.00: il Movimento Cinque Stelle ha annullato le Quirinalarie per attacco informatico. Lo annuncia lo stesso Beppe Grillo, al grido di Rivotiamo, con un post sul blog.

«Le votazioni per il Presidente della Repubblica di ieri sono state oggetto di attacco di hacker. In presenza dell’ente di certificazione è stata riscontrata una intrusione esterna durante il voto e siamo riusciti a determinare le modalità con cui è avvenuto l’attacco. Abbiamo deciso di annullare quindi le votazioni di ieri e ripeterle oggi con nuovi livelli di sicurezza. Ci scusiamo per questo inconveniente e chiediamo di ripetere le votazioni. Grazie per la vostra pazienza».

Sul blog è apparsa anche una nota dell’ente terzo che certificava il voto.

10.10: secondo Beatrice Borromeo ci sarebbe una ragione molto prosaica per il ritardo nello
scrutinio. Siccome Gustavo Zagrebelsky sarebbe stato scritto in molti modi diversi, occorrerebbe lo scrutinio umano.


La cosa è talmente ridicola da essere quantomeno verosimile.
10.00: c’è chi si chiede cosa stia succedendo e quanto ci voglia per sommare i voti di un voto elettronico. E così su twitter impazza l’hashtag #iovotoilmiopresidente. Con ironia, ovviamente

giovedì 11 aprile 2013

Stasera a porta a porta alle 23,20 Matteo renzi

Matteo renzi stasera risponderà a tutte le domande e critiche che i questi giorni vedono la prima coalizione italiana dividersi di diversi punti della politica e della economy del paese .

Giorgia Manuguerra, la candidata ose' del Movimento 5 Stelle

Occhi puntati su Giorgia Manuguerra, candidata alle comunali di Imperia. Con alle spalle una partecipazione al programma “Cupido” di Federica Panicucci e qualche foto un po’ troppo lanciata…
E’ facile prevedere le critiche a questo post: “Il passato di una persona sono affari suoi”, “non ha fatto niente di illegale”, ecc. ecc. Tutto giusto. Vista però la mania per la trasparenza del Movimento 5 Stelle, ci sia consentito di conoscere meglio personaggi che grazie a poche decine di voti nelle primarie online possono trovarsi seduti nei consigli comunali e regionali di tutta Italia. E si sa anche che nel momento in cui si entra in politica tutto diventa pubblico, anche le foto lasciate (inavvertitamente?) sulla pagina di Facebook.